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Silvio Cocco: una grande passione per il calcestruzzo

Caro Silvio,
sono tanti anni che ormai ci incontriamo in questo settore che ormai tendo quasi a identificarti con una parte della sua storia. In realtà, quando ha cominciato ad avere a che fare con il calcestruzzo e il cemento ?

Silvio Cocco

Verissimo, ti ricordo mentre pasticciavi in laboratorio a Gabicce nella DuePi, erano i tuoi primi amori con il calcestruzzo. Il mio inizia molto prima esattamente nel 1963 il mio primo lavoro importante la diga di SOS CANALES in quel di Buddusò, ridente paesino sull’altopiano del Goceano, il primo amore con il calcestruzzo, il primo cantiere con tanto tanto calcestruzzo, tanta paura di sbagliare vista la mia ridotta esperienza, paura, però che a generato responsabilità, che ha generato voglia di conoscere ed allora non avevo in cantiere che il manuale del Colombo a mo’ di messale ... avessimo avuto internet  …

Poi la Grace  a Passirana di Rho, qui la musica cambia, cambia totalmente e non finirò mai di ringraziare il cantiere di Sos Canales  perché in Grace tutto era semplice, tutto era chiaro, riaffioravano tutte le difficolta incontrate in cantiere e le soluzioni che mi si prospettavano rendevano il tutto facile e piacevole. I problemi non finivano mai, ogni giorno la soddisfazione di trovare la soluzione, certamente non mi annoiavo ed è bello ancora oggi a distanza di 60 anni o quasi poter dire: ogni giorno un problema da risolvere. In 60 anni non mi sono mai annoiato.

Ho iniziato che le autobetoniere non esistevano, il calcestruzzo si confezionava in cantiere, tutt’al più qualche grande impresa con cantieri vicini lo trasportava da un cantiere all’altro con un Fiat 615 ribaltabile che scaricava in una fossa dentro la quale era posizionata un secchione che poi lo trasportava con la gru, dove necessitava ... in cantiere solitamente si mescolava un metro cubo per volta raramente due.

Ho fantasticato con i colleghi nello studio di un autocarro che potesse preparare e trasportare il calcestruzzo, fantasie interrotte quando mi sono trovato difronte una autobetoniera della PIONEER australiana, i canguri come li chiamavamo allora, verde, con la mezza gabina di guida, un mezzo del futuro.

In Grace le esperienze, sono state tante e diversificate: Aeroporti tanti, porti, silos portuali, depositi di carburanti costieri, ancora dighe, pavimentazioni industriali. Ricordo la prima, importantissima, 90.000 mq. Per la fiera dell’oreficeria di Vicenza, color testa di moro, una superfice così grande e di tale importanza allora era impensabile.

Nel 1972, dopo una visita in Canada, per visionare l’esecuzione di un grandissimo pavimento industriale con getti giornalieri da 900/1000 mq (in Italia si gettavano 250 mq. con le stesse persone) riuscii a far rientrare con me in Italia una compagnia (come si definivano loro) di pavimentisti composta da emigranti italiani; si chiamavano Barrichello, Fontana, Di Iorio con loro inizio l’epoca dei getti a campi cosiddetti “quadratici” da circa 1000 ma.  A getto, iniziò il periodo dei pavimentisti trevisani con grande miglioramento non solo della produzione ma soprattutto della qualità, della planarità con la quasi totale eliminazione dei fenomeni di imbarcamento, inizio l’epoca dei pavimenti lucidati con l’elicottero.

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servizio a cura dell’ing. Andrea Dari – pubblicazione originale su inConcreto

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